La comunicazione tra cellule immunitarie

Il sistema immunitario è estremamente complesso. Per predisporre la risposta immunitaria a un invasore estraneo può essere necessario chiamare in causa milioni di cellule T, la più potente e specifica linea di difesa dell’organismo contro virus, batteri e altri patogeni. Tutto inizia dall’abbraccio molecolare, o sinapsi immunologica, fra le cellule T e un altro tipo di cellule immunitarie, le cellule dendritiche, che si scambiano informazioni sugli intrusi da combattere.
Questa comunicazione 
cellulare, però, non era mai stata del tutto compresa perché gli scienziati non avevano a disposizione una tecnica affidabile per manipolarla. Ora il problema è stato risolto: alcuni ricercatori dell’Università di New York e dell’Università della California di Berkeley hanno infatti studiato lo scambio di informazioni fra cellule immunitarie necessario a scatenare la risposta dell’organismo a un’infezione. “Si tratta della prima volta che si riesce a manipolare fisicamente la sinapsi immunologica e a misurarne gli effetti sulla segnalazione delle cellule T”, commenta Michael L.

Dustin, uno degli autori dello studio.
Ogni cellula T possiede un recettore sulla propria superficie per individuare frammenti di proteine estranee chiamati antigeni. La ricerca di Dustin e colleghi, descritta sul numero del 18 novembre dellarivista “Science”, fonde insieme biologia e nanotecnologie: gli scienziati hanno creato una cellula dendritica sintetica usando molecole di adesione e antigeni purificati in un rivestimento fluido sottile su una superficie vetrosa. Nei precedenti esperimenti di questo tipo l’antigene era libero di muoversi su tutta la superficie vetrosa, ma stavolta sono state posizionate minuscole barriere di cromo che hanno consentito di modificare la disposizione dei recettori delle cellule T nella sinapsi immunologica.
Finora si sapeva che i recettori delle cellule T tendono ad ammassarsi in cerchio attorno all’interfaccia fra la cellula T e la cellula dendritica, ma il significato di questa distribuzione non era chiaro. Grazie alle barriere di cromo, Dustin e colleghi hanno scoperto che il segnale dei recettori delle cellule T è più forte quando sono fisicamente costretti a restare nella parte esterna del cerchio anziché verso il centro.
“Costringendo i recettori a rimanere in periferia – spiega Dustin – abbiamo osservato una segnalazione più intensa per un periodo di tempo prolungato”. Altri ricercatori avevano ipotizzato che questa struttura consentisse in qualche modo alle cellule T di mantenere il proprio stato di attivazione. Il nuovo studio, invece, dimostra che è soltanto la parte esterna della sinapsi immunologica a favorire l’attivazione, e non il centro. 
Fonte: Le Scienze (28/11/2005)

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